RITROVARE SE STESSI QUANDO SI È SFINITI E SI È PERSA LA STRADA.

C’è un paradosso al cuore della vita occidentale contemporanea. Non siamo mai stati così connessi, eppure così soli con noi stessi; mai così produttivi, eppure così esausti, mai così immersi in stimoli, eppure così vuoti dentro. Osserviamo che alcune persone corrono troppo, altre si sono fermate e non riescono più a ripartire. Per entrambe, lo Yoga Nidra ha qualcosa di essenziale da offrire.


Viviamo in un’epoca che ci chiede di essere sempre disponibili, efficienti e connessi. Le giornate si riempiono di compiti, notifiche, aspettative nostre e degli altri. Spesso la mente gira senza sosta, anche di notte, mentre il corpo è teso, contratto, in allerta. Non si tratta di stanchezza normale, quella che passa dopo una notte di sonno. È qualcosa di più profondo, come se le riserve si fossero esaurite a un livello che il riposo ordinario non riesce più a raggiungere

E poi c’è l’altro tipo di fatica, quella di chi si è fermato o è stato fermato dalla vita. Chi ha perso qualcosa di importante, un lavoro, una relazione, un sogno; chi si guarda intorno e non riconosce più il filo della propria storia; chi porta dentro una delusione, un senso di amarezza o di smarrimento.

Due condizioni apparentemente opposte. Eppure entrambe chiedono la stessa cosa, e cioè di tornare a se stessi.


Il corpo in stato di emergenza permanente

Quando siamo sovraccarichi, il sistema nervoso entra in una modalità di allerta continua. Il sistema simpatico, quello che ci prepara ad affrontare il pericolo, rimane attivo anche quando non c’è nessun pericolo reale, anche quando si tratta solo di scadenze, richieste, pensieri che non si fermano.

Il corpo non sa distinguere una tigre da un’email urgente. Risponde nello stesso modo, producendo cortisolo, tensione muscolare, respiro corto, con la mente in costante accelerazione. Se questo stato dura settimane, mesi, anni, il sistema si inceppa. La stanchezza non passa, subentrano i disturbi del sonno, l’irritabilità, la sensazione di essere sempre al limite. Nei casi più gravi, arriva il burnout, che è il risultato logico di un sistema nervoso esausto.

Lo Yoga Nidra interviene esattamente qui, creando le condizioni perché il corpo impari, di nuovo, cosa significa lasciarsi andare.

La posizione orizzontale, la voce guida, la rotazione della consapevolezza attraverso le parti del corpo, la respirazione che rallenta, tutto il processo è costruito per attivare il sistema parasimpatico, il ramo del sistema nervoso responsabile del riposo, della rigenerazione e della guarigione. Il nervo vago riceve il segnale che il pericolo è cessato e il corpo può finalmente deporre le armi.

Con la pratica regolare, questo non accade solo durante la sessione. Gradualmente, il sistema nervoso impara a regolarsi meglio anche nella vita quotidiana. La soglia di allerta si abbassa e il respiro diventa più libero, il sonno migliora e la mente trova più spazio tra un pensiero e l’altro.


Quando la fatica è dell’anima

Per le persone scoraggiate, deluse, disorientate, la questione è diversa. Qui emerge una mancanza di direzione e di senso, di contatto con se stessi.

Sono spesso persone che hanno dato molto agli altri, al lavoro o a un progetto di vita e a un certo punto si sono ritrovate svuotate. Oppure sono persone che hanno vissuto una perdita, un cambiamento, una delusione profonda e non riescono a trovare il filo per riprendere.

Non si tratta di fragilità né di debolezza. È una forma di disorientamento autentico, che merita rispetto e attenzione.

Per queste persone lo Yoga Nidra offre qualcosa di specifico, cioè la possibilità di tornare a se stesse semplicemente attraverso l’esperienza diretta del proprio corpo, del respiro e dello spazio interiore.

Il Sankalpa: ritrovare la direzione dal profondo

All’interno della sessione di Yoga Nidra c’è un elemento che ha una valenza particolare per chi ha perso il contatto con se stesso: il Sankalpa.

È una breve intenzione, formulata in prima persona e al presente, che non riguarda un obiettivo materiale, ma qualcosa di più essenziale, una direzione autentica, un valore profondo, un orientamento interiore. Viene “piantato” come un seme, nei momenti in cui la mente è più ricettiva, all’inizio della pratica e alla fine, quando si è appena tornati alla superficie.

In quello stato di coscienza tra veglia e sonno, dove le difese abituali si abbassano, il Sankalpa non incontra resistenza. Scende in strati più profondi, dove le strutture che guidano le nostre scelte si formano e si trasformano.

Per chi si sente perso, il solo processo di trovare un Sankalpa può essere già un atto di riconoscimento importante: esiste ancora in me qualcosa che sa dove voglio andare.

Riabitare il corpo

Nei momenti di crisi esistenziale tendiamo a disabitare il corpo. A vivere nella testa, nel pensiero circolare, nel rimpianto di ieri o nell’ansia di domani. Il corpo diventa quasi estraneo, qualcosa che si porta in giro e non qualcosa con cui si è in relazione.

La rotazione della consapevolezza corporea, parte fondamentale di ogni sessione di Yoga Nidra, richiama dolcemente l’attenzione al corpo. per ricordare che esiste qualcosa che è sempre disponibile e presente:

  • il corpo ed il respiro
  • la sensazione di peso sul pavimento
  • il momento presente, l’unico che esiste davvero

È un ritorno alla casa più originaria. E da lì, spesso, qualcosa si sblocca in modo silenzioso e vero.


Ciò che accomuna chi corre e chi si è fermato

Queste due condizioni, il sovraccarico e il disorientamento, sembrano opposte ma hanno una radice comune. In entrambi i casi, il contatto con lo strato più profondo di sé si è interrotto. La persona esausta lo ha perso nel rumore. La persona scoraggiata lo ha smarrito nel vuoto.

Quello strato però esiste ancora. È sempre lì. 

Lo Yoga Nidra non guarisce nel senso medico del termine. Non sostituisce la terapia, non risolve i problemi della vita. Crea però le condizioni perché la persona possa ritrovare, anche solo per qualche minuto, ciò che in lei non è stato consumato dallo stress, dalla delusione, dallo sfinimento.

E in quel contatto qualcosa comincia a cambiare. Perché la natura, quando trova le condizioni giuste, si rimette spontaneamente in movimento.


Come avvicinarsi alla pratica

Lo Yoga Nidra è accessibile a chiunque. Non richiede flessibilità, né esperienza nello yoga, né la capacità di meditare. L’unico requisito è la disponibilità a stendersi, ascoltare, e lasciare che la pratica faccia il suo lavoro.

Le sessioni guidate offrono uno spazio di sicurezza che facilita il lasciarsi andare. La voce di un insegnante esperto, il tempo dedicato, tutto contribuisce a creare un’atmosfera in cui anche chi è molto teso può progressivamente lasciarsi andare.

Il momento giusto non arriva mai da solo. Non si aspetta di avere più tempo, più energia, più certezze. Si comincia, anche se stanchi, confusi, dubbiosi. Anzi, è proprio quello il momento giusto.

Il Circolo Himalaya propone percorsi di Yoga Nidra in presenza e online aperti a tutti, con attenzione particolare a chi attraversa periodi di stanchezza profonda o di disorientamento.

Se senti che è il momento di tornare a te stesso, puoi scriverci. Siamo qui.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *